Firenze- Ieri si è svolto a Firenze l’evento “Dalle comunità alla città”, promosso da Italia Hello insieme a Good World Citizen, grazie al contributo di CESVOT. L’iniziativa ha rappresentato uno spazio di confronto aperto tra associazioni, cittadini e cittadine, con l’obiettivo di partire dalle esperienze concrete delle persone che vivono la città per immaginare nuove forme di partecipazione e co-costruzione degli spazi comuni.
L’incontro ha coinvolto rappresentanti di sei diverse realtà associative e comunitarie, espressione della pluralità sociale e culturale del territorio fiorentino. Erano presenti giovani delle nuove generazioni, rappresentanti della comunità islamica di Firenze, associazioni di giovani senegalesi, realtà italo-marocchine, rappresentanti della comunità peruviana e albanese. Accanto a loro hanno partecipato anche persone provenienti da altri contesti e Paesi, tra cui Yemen e Brasile, oltre a cittadini e cittadine non appartenenti ad alcuna associazione ma interessati a contribuire alla riflessione sul presente e sul futuro della città.
L’evento è partito da un momento di dibattito collettivo dedicato all’ascolto delle esigenze, delle difficoltà e delle aspirazioni delle persone con background differenti e percorsi migratori diversi. È emersa con forza la necessità di riconoscere la pluralità delle esperienze: chi è appena arrivato affronta sfide differenti rispetto a chi vive in Italia da molti anni e continua a incontrare ostacoli nel percorso di regolarizzazione, nell’accesso ai servizi o nel pieno esercizio dei propri diritti.
I partecipanti si sono poi organizzati in un tavolo di lavoro articolato attorno a tre parole chiave: appartenere, esserci, orientarsi.
I temi affrontati sono stati numerosi: diritti e cittadinanza, partecipazione attiva e digitale, lavoro, educazione finanziaria, conoscenza dei propri diritti e dei propri doveri. Attraverso il confronto è emersa la complessità delle traiettorie migratorie e delle condizioni di vita, così come il bisogno di evitare letture semplificate o generalizzanti.
Tra le questioni più sentite vi è stata la necessità di affrontare il tema della criminalizzazione della migrazione e di lavorare sul sentimento diffuso della paura. È stata sottolineata l’importanza di utilizzare un linguaggio attento e responsabile, capace di non alimentare stereotipi e discriminazioni. Ampio spazio è stato dedicato anche alla riflessione sul razzismo interiorizzato e sull’islamofobia, interrogandosi su chi parla di Islam, con quali strumenti e con quali conseguenze nel dibattito pubblico.
Un altro nodo centrale ha riguardato l’accesso ai servizi pubblici. Molte persone percepiscono che i servizi non riescano a raggiungerle in modo efficace. “La fiducia si costruisce laddove esiste comprensione delle difficoltà vissute, attenzione alle differenze linguistiche e capacità di riconoscere i diversi contesti culturali e amministrativi di provenienza” condivide Anabely Canari, Presidente di Iparticipate. Oggi le informazioni viaggiano spesso attraverso il passaparola e reti informali, che da un lato suppliscono ad alcune carenze ma dall’altro possono esporre le persone a pratiche scorrette e a forme di sfruttamento della fragilità.
Il confronto ha evidenziato anche quanto sia necessario rafforzare le connessioni tra le diverse realtà presenti sul territorio. Uno dei bisogni più urgenti riguarda però la mancanza di spazi sicuri e accessibili dove le persone possano incontrarsi, esprimere la propria voce e contribuire alla costruzione della vita collettiva.
Grande attenzione è stata dedicata al tema del digitale. Le barriere digitali e linguistiche rappresentano oggi una delle principali cause di esclusione. Le difficoltà nell’utilizzo di SPID, CIE e servizi online, la scarsa familiarità con il linguaggio burocratico e la mancanza di accompagnamento concreto spingono molte persone a rivolgersi a reti informali a pagamento. Da qui la proposta di creare vere e proprie “palestre digitali” e figure di facilitazione in grado di supportare cittadine e cittadini nell’accesso ai servizi e nella gestione delle pratiche quotidiane.
Restando sul digitale, Ikram El Idrissi Sbai (rappresentante dei giovani italo-marocchini a Firenze) ha condiviso con i partecipanti una riflessione critica anche sull’attivismo online: “I social media possono favorire la mobilitazione e la costruzione di reti, ma rischiano anche di rinchiudere le persone in bolle informative e alimentare polarizzazioni”. La sfida individuata dai partecipanti è stata quella di uscire dalle proprie bolle, ricostruire il dialogo con le istituzioni e creare alleanze tra realtà differenti.
Tra le priorità individuate figurano il rafforzamento della rappresentanza delle persone con background migratorio nelle istituzioni, l’investimento nell’istruzione e nella formazione sull’intelligenza artificiale, la conoscenza dei diritti e dei doveri, l’educazione finanziaria e il sostegno all’imprenditoria femminile.
L’evento si è concluso con una consapevolezza condivisa: la vera trasformazione non consiste nel cancellare le differenze, ma nel costruire una città capace di riconoscere ciò che unisce, creando condizioni di fiducia, partecipazione e corresponsabilità.
13/06/2026